#Padlet per …appuntare, assemblare, collaborare.

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Padlet è una webapp per pc, smatphone e tablet  un “muro virtuale”: che richiede una semplice e veloce registrazione per essere utilizzata.Il padlet si può pertanto utilizzare per salvare idee o contenuti digitali riguardanti un argomento  :un block notes virtuale, per realizzare un brainstorming o un cooperative learning , per assemblare una lezione multimediale e così via.

Sul “muro” o “carta per il web ” è possibile inserire  post-it  che contengono: testi,  link, immagini, video, mappe e documenti di vario genere.

Io l’ho utilizzato  per appuntare alcuni materiali di studio  digitali riguardanti un percorso di formazione  da presentare alla scuola dell’Infanzia per approfondire i seguenti punti:

1-Percorsi per la concettualizzazione della scrittura;

2-attività e prove relative alla consapevolezza fonologica nell’ultimo anno della scuola dell’Infanzia di Maria Angela Berton;

3-esperienze tratte da “Per non saper né leggere né scrivere: percorsi di continuità per creare legami…” a cura di Adriana Querzè;

4-materiali di studio sulla concettualizzazione della scrittura  di Ferrero e Teberosky tratto da “La dislessia raccontata agli insegnanti 2″ Ed. Libriliberi A.A.V.V.;

5-i suoni, il corpo, le parole ( giochi per potenziare l’ascolto);

6-vocabolario di base tratto da :”La dislessia raccontata agli insegnanti 2″ Ed. LibriLiberi A.A.V.V.;

7-problemi psicologici nei disturbi specifici dell’apprendimento di Enrico Ghidoni;

8-percorsi per la concettualizzazione della scrittura  tratto da :”Dislessia lavoro fonologico” Ed. LibriLiberiPrima esperienza A.A.V.V.

Per accedere da tablet o telefono è sufficiente scansionare questo codice dall’app per dispositivo mobile.

 

 

Oppure si può visionare il tutto qui.

Su You Tube è possibile seguire questo tutorial per imparare ad usare Padlet di Monica Terenghi.

 

 

Seminari sul paesaggio – i podcast

Biennale di Storia

Gli amici di ReteStoria di Venezia mettono in Rete tutti i podcast dei nostri seminari sul paesaggio. In particolare:

Francesco Vallerani, Università Ca’ Foscari, Venezia: I piccoli fiumi: per una geostoria del territorio trevigiano.
Cinzia Crivellari, Laboratorio di storia, Università Ca’ Foscari, Venezia: Dall’esperienza delle SSIS, un bilancio sulle competenze di storia, tra scuola, università e insegnamento.
Nadia Breda, Università di Firenze: Uno sguardo antropologico sul paesaggio. Una introduzione al Terzo Paesaggio e al pensiero di Gilles Clemant: una scoperta interessantissima.
Lorena Rocca, Università di Padova: Dallo spazio al territorio e dal territorio al paesaggio: un chiarimento sui termini fondamentali: spazio territorio, paesaggio.
Simonetta Zanon, Fondazione Benetton Studi Ricerche: La convenzione europea del paesaggio e l’esperienza di Luoghi di valore a cura della Fondazione Benetton di Treviso: proposte per la scuola per una nuova educazione all’ambiente e al paesaggio.

Qui il sito di ReteStoriaVenezia…

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COPIARE, VOCE DEL VERBO IMPARARE INSIEME

"...tutti possono dipingere"

 SCAGLI LA PRIMA PIETRA CHI NON HA MAI COPIATO! – Copiare è un verbo che nel mondo della scuola ha due significati che potremmo definire antitetici. Ri-copiare un brano sul proprio quaderno, ri-copiare l’esercizio… e poi eseguire un dettato: tutti esercizi di copiatura che hanno avuto fino ad ora un profondo significato “positivo”.  Ma c’è anche un aspetto che il qualche modo colloca il copiare come elemento negativo del mondo scolastico: “hai copiato!!”, “mi raccomando non copiate…”, “vi metto distanti così non potete copiare…”. Sono frasi tipiche che gli insegnanti pronunciano durante una esercitazione, un compito in classe o lo svolgimento di una attività individuale. Ora, iocredo che siano poche le persone che, nel corso della propria carriera scolastica, non abbiano fatto l’esperienza di “copiare”. E ci sono persone che, avendo poi raggiunto posizioni professionalmente del tutto invidiabili, hanno ammesso, magari anni dopo, di aver copiato tante volte da…

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Inside Out

Inside-out fotoPete Docter (regista di Monsters & Co. e Up)  ha girato  nel 2015, Inside Out.

Il film racconta di Riley, un’undicenne costretta a trasferirsi in una nuova città , San Francisco ,per seguire gli impegni lavorativi del padre.

Vedremo  Riley nelle sue avventure quotidiane e nelle difficoltà di adattamento a una nuova realtà.

Sarà un’osservazione speciale : avverrà all’interno della  sua mente .

Scopriremo come  la ragazzina  si destreggi tra le emozioni , la rabbia (voce di Lewis Black), il disgusto (Mindy Kaling), la paura (Bill Hader), la tristezza (Phillys Smith) e la gioia (Amy Poehler).

Di seguito allego la scheda semplificata da somministrare ai bambini della scuola primaria SCHEDA FILM INSIDE OUT

 

La scuola che non c’è

dsa

Secondo le ultime stime del Ministero dell’Istruzione, circa 187mila soggetti

in tutta Italia presentano  disturbi dell’apprendimento.

Nella sola provincia di Como il censimento di gennaio ha rilevato 3.555 casi, per un incremento del 50% in soli tre anni (erano 2370 nel 2013).

Nelle scuole medie comasche si ha un’incidenza di diagnosi dislessia e di discalculia che si attesta intorno all’8,8% nelle scuole statali e al 12,4% nelle scuola paritarie.

Dall’analisi del ministero la situazione relativa alle scuole medie sarebbe imputabile “alle difficoltà del passaggio dalla scuola primaria alla secondaria”.

La causa di una “minore flessibilità didattica e una minore disponibilità da parte dei docenti”.

Succede così che scatti una sorta di “caccia alla certificazione” cui addebitare le problematiche dei bambini DIS”:

discalculici,disgrafici,disortografici,

dislessici e quant’altro.

E’ evidente che manchi la formazione e che domini quella orientata sulla prestazione più che sulla funzione.

Si punta alla misurazione del raggiungimento di determinati parametri senza andare ad operare analisi sulla qualità dell’apprendimento degli scolari.

E anche alla primaria non sono rose e fiori.

Capita così di assistere alla “migrazione ” di alunni da una scuola all’altra, con genitori impotenti che non sanno cosa fare quando la maestra, già alla prima settimana di scuola ,lascia palesare la bocciatura.

Che dire degli strumenti compensativi? Stessa musica per gli strumenti compensativi previsti per la didattica personalizzata .

Occorrerebbe applicare la differenziazione delle verifiche per poter analizzare le performance e come l’allievo si appropri di determinati apprendimenti e li rielabori .

Quindi una ricerca azione per capire le cause degli errori .

Accade invece che il mezzo compensativo sia la strategia più diffusa affinché il risultato sembri “conforme” alle aspettative.

Andrebbe invece osservato l’errore, capire perché si ripeta .

Ben venga la tecnologia intesa come strumento e non come sostituto di un intervento didattico e pedagogico orientato all’inclusività.

Le diagnosi? Un’altra nota dolente.

Spesso vi è un problema di riconoscimento dei dsa , molti scolari scolari che non hanno fruito di strategie di apprendimento efficaci risultano falsi positivi .

Se fossero stati trattati opportunamente ( leggi qui ) avrebbero potuto raggiungere i risultati scolastici richiesti.

Esiste inoltre un problema di riconoscimento dei DSA che troppo spesso vengono scambiati tali per difficoltà nella prestazione.

“Molti bambini che sembrano essere discalculici in realtà hanno difficoltà di apprendimento perché la didattica non esercita le giuste funzioni”.

Il problema atterrebbe poi anche al fatto che i centri di neuropsichiatria sono obbligati legalmente a certificare una diagnosi affinché il bambino possa avere accesso al trattamento personalizzato: ecco dunque che anche alcuni allievi  che avrebbero  avuto solo bisogno di “una mano” di colpo diventano affetti da DSA.

Animatori digitali

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Pier Cesare Rivoltella ha pubblicato nei giorni scorsi un articolo molto interessante in merito alla figura dell’AD.

L’iter che ha preceduto la definizione di questa figura trae le sue radici alla fine degli anni ‘80.Nel 1988 la L. 426 introduceva le seguenti figure professionali: l’operatore psicopedagogico, il coordinatore dei servizi per l’orientamento scolastico, il coordinatore dei servizi di biblioteca e l’operatore tecnologico.

L’anno dopo l’O.M. 282 definì l’istituzione delle figure di cui sopra che entrarono in servizio nell’ a. s. 1989-90 .  Luciano Galliani indicò il profilo di questa figura che doveva operare in merito a  quattro aree di competenze: didattiche (multimedia e programmazione), organizzative (gestione del contesto), scientifiche ( processi di apprendimento),- tecnologiche (linguaggi audiovisivi, cultura mediale).

Negli anni ’90 il dibattito fu molto acceso e il profilo inerente alle competenze del Media Educator si definì in sei punti: metodi di lettura dei contesti, competenze di progettazione dell’intervento formativo, tecniche di gestione dell’aula e dei gruppi, competenze di tutoring, supervisione, valutazione, conoscenza dei linguaggi e dei processi mediali, metodologie e pratiche didattiche.

E così arriviamo ai nostri giorni.

♯L’animatore digitale

Secondo alcuni l’espressione “animatori digitali” non è delle migliori. Qualcuno avrà pensato che il MIUR volesse dotare le scuole di professionisti nella” manipolazione manuale.” In rete si è fantasticato tanto e sicuramente non  in senso pedagogico.Si è pensato a scuole invase da aitanti personaggi con le sembianze di super eroi e/o bellocci della tv. L’aggettivo “digitale” in questo contesto è da interpretare nella sua versione anglosassone (da digit: numero, cifra) e quindi pertinente alle competenze in campo informatico. Rivoltella ritiene che che l’operatore tecnologico e il Media Educator siano il prodomo di questa nuova figura.

E in quest’ottica indica le aree di competenza dell’animatore digitale riconducendolo ai seguenti ambiti:

  1. Ambito delle tecnologie digitali e delle soluzioni di rete ( conoscenza e competenze relative a hardware e software), dimensionamento infrastrutturale delle reti telematiche, soluzioni di mercato in tema di devices e apps);
  2. Ambito della sicurezza informatica ( la protezione dei dati sensibili, filtri e firewall, la costruzione di protocolli condivisi d’uso della rete);
  3. Innovazione didattica ( metodologie e tecniche, strumenti e applicazioni, ambienti e aggregato);
  4. Educazione digitale( empowerment e pensiero critico, responsabilità e cittadinanza digitale)

In sintesi la figura dell’animatore digitale deve coniugare : “ un’anima ingegneristica (gli ambiti 1 e 2) e una pedagogica (gli ambiti 3 e 4 )”. A queste è sottesa  una “ vocazione consulenziale e una formativa.”

Oltre a queste competenze specifiche, Rivoltella indica quelle inquadrabili come trasversali:  di progettazione , di costruzione e gestione dei gruppi, di gestione delle risorse umane, di organizzazione di corsi ed eventi formativi,di ricerca quanti-qualitativa.Inoltre occorre tener conto di alcuni presupposti affinché si possa avere i frutti sperati:

-L’animatore digitale deve non lasciarsi intrappolare nella logica di colui cui vengono delegati i problemi di natura informatica;

– il sostegno finanziario per le azioni formative rivolte all’animatore e al resto dei docenti dovrà avere carattere di continuità;

– una cultura digitale ha bisogno anche di infrastrutture digitali e in questo le scuole registrano un grave  ritardo sul piano dell’acquisizione di tecnologia e strumenti adeguati.

La scuola dev’essere una struttura funzionale dal punto di vista digitale.Invito i colleghi  investiti da questa nuova scommessa educativa a leggere  il contributo di Rivoltella e a tentare di definire le aree sulle quali lavorare per essere  protagonisti dell’innovazione all’interno delle scuole.

 

 

 

 

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La magia del sogno

I SOGNI

Che tenerezza questo articolo.

Una madre che racconta al suo bimbo un sogno inconfessabile: sentirlo parlare…

Lo ama questo bimbo che non parla,lo protegge  affinché possa vivere nel mondo dei “parlanti” fuori e dentro casa.

Tutto ruota intorno a LUI.

E di notte si compie la fiaba:  in  un angolo di sogno di parole il bimbo va a trovare la sua mamma e le parla.

Mi piace pensare che per tutte le mamme ci sia un angolo di sogno.

Per leggere l’articolo clicca qui.